Open: prime impressioni sul nuovo progetto di Enrico Mentana

Open, area above the fold

Open è da mesi sulla bocca di tutti quelli che si occupano di giornalismo e media in Italia. Si tratta di uno dei pochi progetti online avviati con così tanta fanfara e da un nome prestigioso negli ultimi anni. L’ultimo che ricordo io era quello di Luca Telese, e sappiamo tutti com’è andato a finire. Si tratta di un progetto interessante perché nasce come idea di giornale in teoria fatto da giovani (per i giovani) e perché di solito i progetti di editoria esclusivamente online non nascono con tutti i riflettori puntati addosso, come in questo caso, da una campagna di reclutamento su Facebook (LinkedIn chi?). Mentana l’ha annunciato descrivendolo come un progetto in cui lui mette i soldi e la faccia, ma lo scopo è far crescere una nuova generazione di giornalisti (i tanto bistrattati millennial) che finora non ha trovato spazio nella stampa mainstream. Già solo per questo merita un plauso. Il giornale ha aperto i battenti da pochissimo, e quindi questa analisi vuole essere solo una prima impressione, dato che mi aspetto che il sito sia ancora in via di rodaggio e che venga sistemato nei prossimi mesi.

Disclaimer: mi pare inutile dire che sono una dei 15mila che ha mandato il cv a Mentana (con una lunga lettera strappalacrime che ovviamente non ha funzionato). Lo dico per trasparenza e perché non voglio che pensiate che questo sia un mio tentativo di fare pubblicità o criticare sterilmente questo progetto. Studiare i media è il mio lavoro, sto facendo una tesi su questo tema, e ho seguito questo progetto con interesse. Quindi questo post è semplicemente il risultato di quello che osservo. So che è facile parlare dall’esterno, eccetera, però non avendo scelta al riguardo, faccio quello che posso e spero che la mia analisi sia critica, costruttiva e utile a chi la leggerà.

I contenuti

Mi tolgo il dente subito e vado ad analizzare la parte più difficile del sito. Francamente mi pare troppo prematuro fare una critica esaustiva dei contenuti e della linea editoriale di Open, il sito è quasi vuoto e questa è la parte che immagino richiederà più tempo per essere affinata e rodata dalla redazione. Stiamo parlando di una redazione giovane alle prese coi primi vagiti di un giornale, quindi è normale che questo aspetto del sito sia ancora in fase di sperimentazione.

Per quanto riguarda la tipologia degli articoli, mi pare che ci sia un enorme sforzo di inserire la parola “giovani” in qualsiasi titolo, ostentando che il pubblico di riferimento è proprio quello. I giovani. Per essere un giornale dedicato ai giovani, Open sembra un giornale gestito da “vecchi”. Il continuo riferimento ai giovani, come entità astratta e omogenea, a mio avviso rafforza questa impressione. Se volete un esempio di copertura delle notizie fatto meglio sul pubblico giovanile, andate a osservare Vice. Troverete molto raramente la parola giovani in homepage, ma gli articoli e il taglio sono tarati molto bene su quello che il pubblico di una certa generazione si aspetta, sia nei temi trattati che nella prospettiva che offrono. Precariato, sessualità e politica, ma anche arte, cultura pop, e media. Gli articoli riflettono quella che è la voce dei millennial in modo molto più accurato di quello che fa attualmente Open, e anche l’immagine di questo pubblico ideale che Vice restituisce è molto più articolata e variegata.

Anche i contenuti degli articoli di Open, almeno per i pochi post che ho letto, sembrano molto generici, ma ripeto: è solo l’inizio di un progetto editoriale nuovo, quindi la speranza è che venga corretto il tiro a mano a mano che la redazione comincia a lavorare a tempo pieno.

Layout e presentazione delle notizie

Open ha optato per un template mobile first, che presenta due tipi di visualizzazione: a griglia e a lista. Nel menu vengono presentate come qualcosa di innovativo, “compact” e “classic”, ma in realtà non c’è molto di nuovo e francamente, per costruire contenuti che si adattino agli schermi di un dispositivo mobile, non è che serva ridisegnare la Cappella Sistina. Lo spazio a disposizione è quello che è, e non c’è nulla di male ad avere un layout scarno.

Ci sono alcuni problemi di layout che a mio avviso possono infastidire il lettore. Da smartphone le pubblicità sono posizionate dove va a cadere il pollice durante lo scorrimento, causando click indesiderati. Questo può sembrare un’idea geniale (più click sulle pubblicità), ma in realtà diventa un grosso problema e spinge i visitatori a munirsi di un ad blocker o a non aprire più il sito, per cui non è una scelta lungimirante.

Da desktop, a mio avviso, la scelta di questo layout a una colonna (o a griglia con due colonne) non è molto azzeccata. I menu sono nascosti come su mobile, quindi per aprire una categoria e in generale navigare il sito è necessario fare più click. La pagina è coperta da enormi immagini di copertina degli articoli, a volte sgranate o stiracchiate. La prima immagine che vediamo è un’immagine di stock nemmeno rielaborata graficamente, il che dona al sito un aspetto trasandato e caotico senza comunicare nulla di specifico. La gerarchia delle notizie è inesistente in homepage, e lo spazio dello schermo è usato francamente male. La colonna principale è molto stretta e ci sono ampie porzioni dello schermo vuote ai lati.

Questo, la tipografia del sito sciatta e poco distintiva, e lo sfondo scuro, rovinano la leggibilità del sito e l’esperienza dell’utente. C’è anche un grosso problema di coerenza e stile della comunicazione, che manca. La tipografia e le immagini nei post non sono coerenti visivamente, spesso i font delle immagini sono diversi da quelli del sito e sembrano creati da una mano diversa. Ovviamente questo indebolisce il brand agli occhi dell’utente. La barra di condivisione sui social è semplicemente brutta, con una spaziatura eccessiva con le icone.

Un altro macroscopico problema del layout, a mio avviso, è il pop up che chiede che tipo di layout vogliamo vedere su mobile, che blocca l’apertura del sito la prima volta che qualcuno lo visita, costringendolo a fare un click in più per vedere le notizie. Credo fosse innecessaria, dato che da mobile era sufficiente utilizzare la visualizzazione classica di default e la griglia non ha molto senso su schermi più piccoli.

Questioni tecniche

Il sito di Open brilla su desktop in quanto a prestazioni, mentre è un po’ indietro su mobile, stando all’analisi di Google Speed Insights. Mi fido di Google, non sono un developer e penso che altri scriveranno molto di più e molto meglio a riguardo, ma mi ha fatto piacere che il sito fosse così veloce. Il lazy load delle immagini, però dà dei problemi su mobile, e a volte alcune immagini below the fold non vengono caricate correttamente.

Per quanto riguarda la costruzione delle pagine, ci sono alcune cose che mi turbano un po’. I titoli principali sono tutti contrassegnati dal tag “<h4>”, mentre normalmente dovrebbero essere “<h1>”, o al massimo “<h2>” in homepage. Gli url delle pagine presentano spesso caratteri inutili e gli spazi sono contrassegnati in modo non uniforme: per la categoria con il trattino “-“, mentre per il titolo con l’underscore “_”. Non credo sia un grosso problema di per sé, ma non capisco il senso di questa scelta e trovo che sia un modo disordinato e non conforme di gestire gli spazi. Le immagini hanno testi alternativi generici e non descrittivi, tipo “apertura”, che non sono il massimo per chi usa i lettori per ipovedenti.

Modello di Business

Mentana ha dichiarato che Open sarà un giornale gratuito e che rischierà in prima persona i suoi soldi per avviarlo e portarlo avanti.

Al momento l’unica fonte di reddito del giornale evidente sono le pubblicità, di cui abbiamo parlato nella sezione riguardante il layout. Secondo me questo è un potenziale problema, dato che le pubblicità non garantiscono grossi ricavi (se non per siti con enormi numeri e su target molto ben specifici) e sono facilmente aggirabili con un ad blocker. Le pubblicità che ho visto su Open erano completamente generiche, quindi probabilmente poco efficaci e redditizie.

Questa per me è una grossa contraddizione: voler portare contenuti di qualità senza chiedere all’utente di pagare un abbonamento o microtransazioni, significa lavorare in perdita, o godere di finanziamenti privati ingenti. Lo vedo come un potenziale problema in termini di indipendenza del giornale.

Inoltre, appoggiarsi su una fonte sola di ricavi è poco lungimirante, ma non sembrano esserci tentativi di differenziazione in questo senso. Questi potrebbero arrivare in un secondo momento, ma non è detto che il problema venga rilevato in tempo da essere risolvibile senza ingenti perdite.

Tl;dr – il giudizio complessivo

Credo che Open sia un progetto potenzialmente molto interessante e che potrebbe avere successo, se riesce ad avere il tempo e lo spazio per crescere e migliorare. Ci sono alcune cose, nello specifico la linea editoriale molto generica per il pubblico di riferimento, la trasandatezza nella presentazione delle notizie e la mancanza di coerenza visiva del sito e del brand, che secondo me richiedono attenzione immediata, e che possono essere risolti lavorandoci su. I problemi relativi al modello di business non sostenibile sono più gravi e richiedono una maggiore attenzione (e forse richiedevano una maggiore pianificazione prima della partenza). Sarebbe stato meglio, a mio avviso, affrontare questi problemi con una visione complessiva più lungimirante e dedicare un altro paio di mesi a lavorare dietro le quinte per arrivare meglio alla partenza.

Non credo che Open sia un progetto destinato necessariamente a fallire o che sia di scarsa qualità, ma credo che abbia bisogno di un paio di mesi almeno di duro lavoro su alcune criticità molto pesanti, e di solidificare il proprio brand in modo che sia in grado di reggersi in piedi da solo, senza la gruccia del nome di Mentana.

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