Sopravvivere all’accademia: scegliere il relatore

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E quindi hai deciso di diventare un accademico? Oppure ti stai semplicemente laureando (povero te) e ti tocca cimentarti in quell’enorme e catastrofico impegno che è scrivere una tesi. Non temere! Questo è il blog che fa al caso tuo.

Ho deciso di raccogliere una serie di articoli pieni di suggerimenti per chi ha meno esperienza nell’accademia e non sa da dove cominciare, dall’alto dei miei svariati anni come studentessa prima e come ricercatrice poi. Una parte di questi saranno dedicati alla redazione della tesi, perciò ho pensato fosse utile cominciare dalla FASE 0, la più importante e sottovalutata di questo percorso: la scelta del proprio relatore.

Premetto che in alcune facoltà non è possibile scegliere il proprio relatore, e in quel caso mi dispiace, povero te studente, devi fare limonata con quello che ti viene assegnato. In molti casi, però, scegliere il relatore è il primo passo di una serie di scelte che condizioneranno la riuscita di questo colossale sforzo, quindi comincerò da lì. Premetto che io sono stata molto fortunata: sono sempre andata molto d’accordo con i miei relatori e li considero entrambi due figure di riferimento nella mia carriera e nella vita. Sono due persone che rispetto, ammiro e a cui sono affezionata. Purtroppo però non è così per tutti. Ho avuto modo di vedere cosa succede a chi ha problemi col proprio relatore, a volte anche molto da vicino, ed è un’esperienza che non consiglio a nessuno. Sono piuttosto convinta che il relatore possa fare e disfare, magari non una carriera, ma una tesi, e che quindi prima di scegliere a chi affidarsi bisogna fare qualche considerazione. Chiamo la mia fortuna, ma in realtà ho sempre dato precedenza a certi criteri per scegliere i miei relatori, e credo che questo abbia aiutato. Ho deciso di raccoglierli in una lista per comodità (e perché le liste sono sexy, dai).

N.B. ho usato la parola relatore al maschile perché al momento è come in italiano viene espresso il “neutro” e per comodità/brevità. Non entro nel dibattito su questa cosa in questa sede, ma sappi che ovviamente mi riferisco anche alle relatrici e che ci sono moltissime donne che spaccano nell’accademia.

#1: Scegli un relatore esperto nel suo campo

Sembrerà banale, ma non immagini quante volte ho visto persone affidarsi a relatori i cui interessi di ricerca non coincidono coi propri. A volte è semplicemente un equivoco che nasce dall’ambiguità del linguaggio accademico (soprattutto nelle scienze umane), ma spesso è anche per mancanza di perizia dello studente. Se il tuo relatore è qualcuno che già conosci perché hai seguito un suo corso, allora saprai già più o meno quali sono i suoi interessi accademici, ma se è una persona che non conosci, è il caso che leggi le pubblicazioni che ha scritto (almeno gli abstract di articoli, capitoli di libri e libri curati) prima di organizzare un incontro e fargli magari perdere tempo inutilmente.

Se già hai un’idea del titolo della tua tesi, è importante che la persona che avrai al tuo fianco conosca bene il tuo campo di studi, perché se è vero che ci sono anche i co-relatori, il relatore sarà con tutta probabilità la tua unica vera figura di riferimento. Se non hai idea del tuo argomento, per ora, scegli comunque qualcuno che ha insegnato una materia che ti ha appassionato particolarmente e che potrà guidarti nel costruire la domanda di ricerca e di concentrare i tuoi sforzi su un aspetto particolare del tema che ti interessa, anziché partire da un quesito troppo ampio.

Ti assicuro che trovarsi a scrivere una tesi di 100 pagine su Poliziano quando sei appassionato delle opere di Verga, perché hai frainteso gli interessi di ricerca del tuo relatore, è una tortura, ma è una tortura facilmente prevenibile imparando a leggere prima di scrivere una mail.

#2: Scegli un relatore simpatico

Questa è una considerazione un po’ provocatoria, ma ha un suo senso e ti prego di fidarti di me, caro studente. Il relatore è la persona con cui dovrai lavorare allo sfinimento per un periodo che varia dai sei mesi ai 5 anni a seconda del tipo di percorso che stai facendo. Farti correggere le virgole, o dibattere sulla terminologia oscura della tua materia scegliendo il miglior sinonimo per una determinata parola a mezzanotte, è una cosa difficile anche con qualcuno che apprezzi e che stimi, figuriamoci con qualcuno con cui assolutamente non vai d’accordo.

So bene che la trappola in cui può essere facile cadere è di scegliere di lavorare con un relatore che ha un nome prestigioso, nella speranza di più rapidi avanzamenti di carriera, ma non necessariamente un professore dal nome noto è esperto nell’aiutare gli studenti nel redarre una tesi, o ha il tempo per farlo. Tutto il resto della tua ricerca sarà all’insegna della logica, ma su questo aspetto, dai la precedenza alla componente umana. Il tuo relatore deve essere una persona che sappia farti da mentore, se va bene, e che non ti rovini la vita, se va male.

In casi estremi, le tensioni possono esplodere in liti, scenate durante la discussione della tesi, addirittura bullismo. Ti assicuro, mio caro padawan, che l’ultima cosa che vuoi quando hai invitato tutta la tua famiglia, compresi i secondi cugini, alla discussione della tesi, è un bagno di sangue.

Scegli una brava persona con cui vai d’accordo, di cui ti fidi, e con cui è piacevole discutere e il tuo percorso verso la laurea magari non sarà in discesa, ma avrai l’assicurazione che ci sarà qualcuno a passarti l’acqua nelle salite più pesanti.

#3: Non tutti i professori sono buoni relatori

Questo criterio va di pari passo con quello precedente. Ho conosciuto accademici bravissimi e apprezzati universalmente che però erano assolutamente incapaci di gestire i propri studenti o non erano interessati. Nella mia esperienza, le cose più frustranti che possono succedere in questo caso sono che il relatore non ti risponda mai perché troppo impegnato in impegni extra accademici, o che semplicemente non sia interessato al tuo lavoro.

Lascia che ti sveli un trucco, studente disperato: probabilmente due persone al mondo leggeranno quello che scriverai, tu e il tuo relatore. Va be’, ok, forse anche qualcuno della commissione. Ma se nemmeno il tuo relatore è interessato a quello che stai facendo o è in grado di seguirti come meriti, perderai la motivazione a lavorare e sarà tutto più difficile. E la motivazione è l’unica cosa che ti spingerà a rimanere sveglio fino alle due di notte per leggere un oscuro e sgrammaticato articolo sui modelli di business dei giornali online cinesi, fidati.

Inoltre, il feedback del tuo relatore può essere preziosissimo e costruttivo e aiutarti tantissimo a evitare il menzionato bagno di sangue, quindi è importante che ti associ a una persona che sia in grado di fornirtelo.

A mio avviso i primi campanelli di allarme sono:

  • Risposte estremamente tardive alle e-mail (oltre una settimana) e mancanza di comunicazione;
  • Maleducazione;
  • Mancanza di esperienza nel seguire tesi (chiedi ai tuoi compagni di corso, anche se non sempre la loro opinione è affidabile).

Se noti almeno due di queste cose, scappa.

#4: Considera la componente prestigio (in entrambi i versi)

Come ultima cosa dovresti preoccuparti del nome del tuo relatore. Certo, scrivere la tesi con qualcuno che ha alle spalle una carriera prestigiosa e che è ben conosciuto nell’ambiente può essere utile. Se il suo nome è immediatamente riconoscibile nel tuo curriculum e magari già vieni da un’università nota, questo ti può facilitare la vita. Ma a mio avviso, è solo l’ultima cosa che dovrai considerare. Nel caso dello studio dei media e di altre discipline che hanno una vocazione più pratica, forse il peso del nome del relatore può essere una componente utile (per esempio se è un giornalista famoso, o una personalità universalmente riconosciuta), ma non vale la pena sacrificare tutto il resto solo per un bel nome da mettere sul CV.

Questo diventa relativamente meno importante se sei interessato a lavorare per l’industria e non per l’accademia, perché difficilmente chi dovrà valutare il tuo Curriculum avrà familiarità col mondo della ricerca. Inoltre, quando ti ritroverai nel mondo del lavoro non sarà il tuo relatore a mostrare il tuo valore, sarai tu a dover dimostrare le tue qualità individuali, quindi non vale la pena usarlo come gruccia. Anzi, avere un nome prestigioso potrebbe anche essere un punto a sfavore, perché creerà inevitabilmente aspettative e pressioni difficili da gestire soprattutto quando sei alle prime armi.

#5: Scegli chi ti sappia accompagnare

Quest’ultimo è più un consiglio che un criterio e riassume un po’ tutto quello che ho detto sopra. La tesi è la parte del percorso universitario che per alcuni è più frustrante, perché va compiuta in autonomia, ma per altri dà grandi soddisfazioni. Ed è, salvo casi straordinari, l’unica parte del percorso in cui tu come studente avrai completa autonomia, dalla scelta dei libri da leggere, al colore della copertina. Questa autonomia è preziosa (e formativa) e va preservata.

La mia speranza è che questi modesti consigli sappiano indirizzarti verso la scelta di un relatore che sappia accompagnarti in questa fase della tua vita rispettando la tua autonomia intellettuale e aiutandoti a crescere intellettualmente alimentando il tuo spirito critico, che è la cosa più importante e unica che una laurea può regalarti.

Nel prossimo articolo di questa serie parleremo di un tema scottantissimo: come scegliere l’argomento della tua tesi. Non vedo l’ora di raccontarti dei due anni che ho impiegato per capire qual era veramente il tema del mio dottorato e delle 60 pagine che ora devo riscrivere da zero.

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